Migrazioni 5 – Parte II

Qualche ora dopo mi risvegliai in una grande sala male illuminata. Le pareti della sala erano spoglie e prive di aperture, a eccezione di una piccola porta metallica con spioncino sulla parete alla nostra destra. Quando aprii gli occhi, ancora stordito e confuso, mi trovai circondato da sagome scure che agitavano lunghe braccia tentacolari. Mi schermai, pensando allo stesso tempo che gli agenti della Clessidra Bianca fossero tornati per infliggermi di nuovo la tortura del fischio cefalico e che le meduse fossero penetrate in qualche modo all’interno di Mem. Poi mi resi conto che le sagome barcollavano stordite e confuse quanto me e allungavano le braccia solo per chiedere soccorso. Altre sagome erano distese in vari punti della sala, altre ancora gattonavano tutto attorno.
Vittime del fischio cefalico. Tutti quanti.
Non vedevo Noemi. Mi alzai per cercarla, ma ricaddi subito sul pavimento. Allora cominciai a vagare carponi, strizzando gli occhi per mettere a fuoco la scena. Noemi la trovai in pochi minuti. La sorreggeva qualcuno che mi sembrava familiare, per quanto mi voltasse le spalle. Provai ancora ad alzarmi, ma caddi ancora. La persona che sorreggeva Noemi si accorse di me e mi aiutò a tornare in piedi.
Prima che parlasse, l’avevo già riconosciuto. Dall’odore.
«Eccolo qui. Sano e salvo» disse a Noemi.
«Dugal!» riuscii a dire. Ero ancora frastornato. Impiegai un minuto prima di poter pronunciare qualcos’altro. «Perché ci hanno portato qua?»
Dugal si mise ginocchioni accanto a me, guardandosi attorno con aria assorta. Noemi, stanca e silenziosa, fissava il vuoto. Non mi aveva ancora né meno guardato.
«Hanno radunato tutti gli estrattori e le sentinelle. E anche gli impiegati dell’ufficio concessioni. E un centinaio d’altre persone comuni. Tra le quali voi due.»
Stringevo gli occhi per schiarire la vista. «Ma perché?»
«Noi perché siamo estrattori e sentinelle» rispose Dugal. «Voi a causa delle finestre. Tutti quelli qua dentro che non sono estrattori o sentinelle o che non lavorano alle concessioni scommetto che hanno una finestra in casa.»
«Hai domandato?»
«No. Ma ci scommetto lo stesso.»
«E come fai a essere così sicuro?»
«C’è una cosa che ci accomuna tutti quanti. Le abbiamo viste. O avevamo la possibilità di vederle.»
«Le meduse intendi?»
«Le meduse ferme davanti alla città.»
«Ma io non volevo vedere» protestai. «Ho visto solo perché quel tizio, il funzionario della Zero, mi ha praticamente costretto.»
«Non volevi vedere però potevi farlo. E così tutti gli altri. A loro, a quelli della Zero, non frega niente se hai visto o no. A loro frega che potevi vedere. E che potevi parlare, dopo aver visto.»
«Insomma vogliono zittirci» intervenne Noemi. Aveva gli occhi cerchiati di rosso. Alla luce fioca che illuminava la sala sembrava più magra e più vecchia. «È per questo che ci hanno portato qua dentro. Perché non spargessimo la voce che le meduse sono ferme davanti alla città.» Era afflitta e furiosa allo stesso tempo. «Ma come possono essere così stupidi? Tutti hanno avvertito quello che è successo! Pochi hanno visto, ma tutti lo hanno avvertito. E anche se la gente non sa che la causa sono le meduse, avrà pure dei sospetti, a questo punto. La Zero come può negare che sia avvenuto qualcosa di terribile, considerato che l’ha avvertito l’intera città?»
«La Sottosezione Zero non negherà niente» disse Dugal. «Accidenti! La maggior parte delle persone né meno ci crede all’esistenza delle meduse. E quelli che ci credono non immaginano cosa siano davvero, quanta paura ispirino. Nessuno potrebbe immaginarlo! La S.O.R.D.O. non ha bisogno di negare. Darà una spiegazione. Senza mettere in mezzo le meduse, questo è chiaro. E allora tutti diranno: Oh, ma davvero? E ogni cosa ritornerà come prima.»
Noemi scosse la testa: «Non sarà cosi semplice. Che credano o no alle meduse, le persone non possono ignorare quello che è successo… non so né meno che nome dargli. È stato devastante. Non basterà inventarsi una qualsiasi bugia per seppellirlo. E per nascondere che è venuto dalla colonia. Io sono convinta che tutti lo sappiano, che tutti ne conoscano l’origine. Come potranno seppellire questo?»
«Potranno seppellirlo perché l’intera popolazione desidera, implora che sia seppellito. La gente di Mem vive sepolta viva da almeno dodici generazioni. Non c’è nient’altro che le riesca così bene come seppellire.»
«Ma le meduse attaccheranno ancora!»
Molti si voltarono a queste parole e quasi tutti trasalirono. Noemi si portò la mano alla bocca, guardandosi attorno imbarazzata. Ma si riprese quasi subito: «Come potranno negare dopo il secondo attacco? E dopo il terzo?»
Dugal incominciava a spazientirsi: «Avete parlato con quell’aguzzino di Boris?»
Noemi ed io ci scambiammo un’occhiata. E ora questo cosa c’entra?
«È quel tizio con il braccio di kyanoplastica. Avete parlato con lui? O con Cremalki, quello con l’occhio posticcio? So che si sono occupati loro due del rastrellamento. A me è toccato Boris. A voi?»
«Il tizio con l’occhio posticcio» dissi.
«Ecco, lo sapevo. Non dovete lasciarvi incantare da quei fanatici e dalle loro idee senza senso. Sono idee molto diffuse tra le alte sfere della S.O.R.D.O. Pare che lo stesso Cristoffersen le condivida. Ma sono fesserie! Le meduse che attaccano. E a quale scopo, scusa? Per quale motivo, dopo dodici generazioni di convivenza pacifica, avrebbero deciso di attaccarci?»
«E allora perché si sono fermate davanti alla città?» disse Noemi. «Perché si sono messe tutte a fissarci con quell’aria di sfida?»
«Aria di sfida? Le meduse? Ma lo sai cosa sono le meduse? Acqua! Non hanno né meno il cervello! Stanno lì ferme per un solo motivo: sono rimaste intrappolate dalla bonaccia.»
«Scusa, ma stai contraddicendo le tue stesse parole» intervenni. «Non eri tu che affermavi che anche la bonaccia è sufficiente a spostare la colonia? Il discorso filava: l’inerzia che le meduse hanno accumulato durante il loro viaggio da sud è sufficiente a spingerle fino alle montagne. Ora non puoi venirmi a dire che sono ferme a causa della bonaccia. Se sono ferme è perché volevano fermarsi, perché hanno qualcosa in mente.»
«E cosa?»
«Forse hanno poteri telepatici» buttai lì.
Noemi spalancò gli occhi. «Ma certo! È in questa maniera che ci hanno attaccato. Con una specie di onda telepatica. E lo rifaranno. Anche su questo puoi scommettere.»
«Cosa mi tocca sentire!» fece Dugal. Cominciava ad arrabbiarsi sul serio. «Faccio l’estrattore da quando avevo quattordici anni. E in tutto questo tempo non ho mai smesso di studiare le meduse. Le ho osservate, ne ho sezionato i filamenti, le ho anche seguite, per un certo tratto. Ho visto con i miei occhi come mangiano, come defecano e come si riproducono. So di cosa è fatta ogni singola spanna della loro pelle e delle loro viscere. Ho guardato le loro particelle al microscopio. E vi assicuro che sono creature primitive, incapaci di esprimere pensiero e volontà. Lo sapete che sono cieche? E sorde? E che possiedono un unico senso, il tatto? Come possono degli organismi così semplici sviluppare poteri telepatici?» La sua bocca si storse in un ghigno amaro. «Ho parlato con Boris, prima che i suoi cani con il fischietto mi stordissero. I suoi sono deliri da fanatico. Ma ha detto una cosa giusta. Il potere delle meduse è dentro di noi. I sentimenti che proviamo, quando posiamo gli occhi sulle meduse, non provengono da loro, ma da noi. È Mem a rendere così potente la colonia. Se Mem fosse diversa, se noi non vivessimo come viviamo da così tanto tempo, a nessuno verrebbe in mente di attribuire alle meduse poteri che non possiedono.»
Noemi faceva no con la testa: «Dimentichi che solo una piccola parte della popolazione ha visto le meduse, mentre gli altri si rifiutano di considerarne l’esistenza. E allora come può essere così grande il loro potere? Come può aver provocato un così profondo sconvolgimento?»
Mentre Dugal rifletteva alla ricerca di una risposta, a me venne in mente che lui e Noemi era la prima volta che s’incontravano. Noemi non sapeva niente di Dugal, perché si tappava le orecchie al solo sentire la parola estrattore, mentre Dugal di Noemi sapeva pochissimo, visto che parlava sempre lui, quando eravamo al bar. Osservarli che discutevano mi fece sentire strano. Due parti della mia vita che credevo inconciliabili si stavano confrontando, e anche se cozzavano e facevano scintille, in qualche modo riuscivano perfino a intendersi.
Ci vollero ancora alcuni minuti, prima che Dugal azzardasse una risposta.
«Forse una spiegazione l’ho trovata» annunciò. «Considerate com’è fatta Mem. Ti ricordi Crim? Una volta te l’ho descritto. Non so se ne hai mai parlato a tua moglie. Per farla breve, Mem somiglia a un albero, uno di quelli che si vedono nei libri. Un albero grandissimo, che tocca le nuvole. Forse vi sembrerà incredibile, ma l’albero è una creatura vivente. Un organismo. Si nutre di acqua e di sali minerali, che prende dalla terra con certi tubi chiamati radici, e di luce, che assorbe con certi pezzetti di tessuto verde chiamati foglie…»
«So cos’è un albero» disse Noemi.
Dugal aggrottò la fronte. Era la prima volta che qualcuno lo interrompeva mentre si esibiva nel suo pezzo preferito. Anche perché la storia dell’albero io ero l’unico che la stava a sentire e non avrei mai osato interromperla. «Sicura che lo sai?» domandò piccato. «Perché non puoi seguire il ragionamento, se non lo sai davvero.»
«Se ti ho detto che lo so.»
«Insomma, pensa a Mem, quest’albero d’acciaio nel cuore delle Pianure Orientali. Pensa a sette milioni di persone che vivono, da dodici generazioni, tra le spire di quest’immensa creatura, senza nessun contatto (o quasi) con l’esterno. Cosa credi che possa succedere a una comunità che vive in questo modo? In un così completo, radicale isolamento?»
«Cosa, secondo te?»
«Che cominci, pur restando un insieme di individui separati, ad amalgamarsi. A diventare uno. Vivendo a stretto, anzi a strettissimo contatto, lavorando tutti assieme per uno scopo comune, è come se noi tutti avessimo acquisito una specie di… come chiamarla? contiguità. Un’anima comune. Nessuno ha perso la propria identità: io sono io e resterò per sempre io, Dugal, mastro estrattore. Ma diciamo che ho ceduto un pezzetto di me per dividerlo con tutti gli altri. Chiaro?»
«Mica tanto.»
«Andiamo! Prova a riflettere! Il panico che abbiamo avvertito tutti, quando le meduse si sono fermate, è come una specie di impulso nervoso. Un messaggio che ha attraversato la mente collettiva della città, diffondendosi dalle regioni periferiche dell’organismo a tutte le altre. Un messaggio di allarme. Qualcuno di noi (io no perché ero al bar a scolarmi una spuma) ha effettivamente visto le meduse che si fermavano davanti alla città. E ha provato una paura così forte, che l’ha immediatamente trasmessa a quella parte di anima che divide con il resto della città. E allora tutti abbiamo sobbalzato. E abbiamo provato la stessa paura. Le meduse non c’entrano. Non sono loro che ci hanno attaccato. Hanno solo spaventato a morte qualcuno di noi. E anche tutti gli altri, di conseguenza.»
«Significa che siamo diventati telepatici?» domandò Noemi.
«Parti di un organismo più grande. Un organismo che per sopravvivere ha sviluppato una forma di comunicazione interna più veloce e immediata della parola. Non si tratta di un processo che risale alle ultime ore. Va avanti da secoli. Solo che nessuno se n’era mai accorto, perché è la prima volta che Mem fronteggia un evento così traumatico. Pensate alle settimane scorse. Tutti sono stati male. Tutti hanno fatto incubi. Molti sono anche impazziti. Ma solo perché noi estrattori eravamo angosciati e abbiamo contagiato tutti gli altri con la nostra angoscia.»
Sorpreso dal silenzio che accompagnava le parole di Dugal, mi voltai a guardare gli altri reclusi. Notai che tutti, compresi i bambini, seguivano attentamente la conversazione tra Dugal e Noemi.
Noemi annuiva: «Se è come dici non serve a niente tenerci rinchiusi. Anche se non possiamo comunicare direttamente con il resto della città, la paura che proviamo la trasmettiamo lo stesso.»
«Vero. Ma forse gli aguzzini non lo hanno ancora capito. O forse hanno in mente qualcos’altro.» Rifletté ancora per qualche minuto. «Ecco qual è il loro piano, secondo me: useranno le televisioni. Scaveranno una trincea attorno alla città con le rassicuranti moine delle prime donne e con quegli orribili dibattiti del pomeriggio. Senza mai tirare in ballo le meduse parleranno di quello che è successo fino a svuotarlo di significato. Poi Cristoffersen apparirà su tutte le reti e fornirà la versione ufficiale, falsa quanto quella dei dibattiti, mentre il suo amabile sorriso farà capire alla brava gente di Mem che il panico è immotivato, che la legge veglia sulla città, che tutto è ritornato come prima. Ci seppellirà tutti, quell’accidenti di sorriso.»
«Ma è ridicolo!»
«Eppure, sono certo che sia questa la loro strategia. Solo che non servirà a niente. Almeno finché le meduse resteranno dove sono e una parte di noi saprà che ci sono…»
Disse qualcos’altro, ma non riuscii a sentire. Una luce fortissima aveva accecato i miei occhi e cancellato i suoni che riempivano la sala. Poi era apparsa una figura alata, che si librava nella luce come un uccello. Erano state le parole di Dugal a suscitare la visione. Come se nascondessero un presagio. Impiegai qualche minuto per ricollegarmi alla realtà.
«Nei primi giorni può anche darsi che il contrattacco ottenga l’effetto sperato. Su una cosa gli aguzzini hanno ragione, che siamo noi la causa di tanto sconquasso. E isolarci porterà davvero un miglioramento. Ma non finirà. Ora che noi sappiamo, sanno anche tutti gli altri. Anche i nostri aguzzini. Anche Cristoffersen. E questo provocherà un vero disastro» La sua bocca assunse una piega amara. «Alla fine si rassegneranno. Saranno costretti a scegliere tra profitti e privilegi. E i profitti non valgono una rivoluzione. Non so quando, ma succederà. Capiranno che il dilemma non è un dilemma, visto che non lascia scelta.»
«E a noi?» domandò qualcuno alle spalle di Dugal. Si trattava di Merrin, un giovane estrattore dall’aria sparuta che considerava Dugal una specie di oracolo. «Cosa ci faranno?»
Dugal, guardandosi attorno, si accorse che l’intera sala attendeva la risposta. Un lampo di gioia guizzò in fondo alle sue pupille.
«Finché le meduse restano dove sono» sentenziò, «noi resteremo qui dentro.»

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10 pensieri su “Migrazioni 5 – Parte II

  1. Spiegato in maniera convincente la reclusione di Noemi, Crim, Dugal e gli altri. Un percorso logico di indagine sui motivi che lentamente esce dal confronto dei tre protagonisti. Ma quella luce cosa significa?
    Lo scopriremo in seguito.
    Finora il racconto si snoda piacevole e pulito.

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  2. e vedi che ho ragione?! noemi è la voce controcorrente, coraggiosa e fiera! la adoro.
    e questa Mem-Albero…. devi disegnarla, se non l’hai già fatto!
    comunque la storia è sempre questa (ahimé) “zittite chi conosce la Verità”… sono curiosa di conoscere il resto!

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