Encelado – Capitolo 5

A Moreira mancò il respiro. Si aggrappò al tavolo, perché rischiava di cadere. Non riusciva a credere che Malbranque avesse detto quello che aveva detto.
Anche a Hidalgo era quasi preso un colpo. «Intende dire che ucciderà queste persone?» disse con voce strozzata.
«Ma cosa ha capito? Non ho intenzione di uccidere nessuno.»
«E allora perché queste… persone moriranno? Sono malate?»
«Ma no. Se fossero in fin di vita per conto loro, non avrebbero bisogno di me.»
«Allora sarà lei a ucciderle.»
«Le ripeto che non ucciderò nessuno. Il mio compito è di sciogliere i contratti che legano la mia compagnia a questi tre particolari clienti.»
«Ma come moriranno?»
«A causa dei proiettili, naturalmente.»
«Proiettili?»
«Certo.»
«Proiettili di pistola?»
«Certo.»
«Sta dicendo che sparerà a queste persone?»
«Tre volte.»
«Tre volte?»
«Tre volte. Una alla testa, due al torace. Nel contratto è specificato chiaramente.»
Hidalgo respirava con difficoltà. «Non riesco a credere che sia venuto a dire a me, al sovrintendente generale della Gendarmeria ladese, di voler commettere un triplice omicidio, quella che tecnicamente si può definire una strage. Chiedendo addirittura mano libera. È pazzo? O è solo un altro pessimo tentativo di umorismo?»
La voce di Malbranque sprofondò di mezza ottava: «Ora mi sta insultando, sovrintendente. Le ripeto per la terza volta che non ho intenzione di uccidere nessuno, né tantomeno di fare una strage. Inoltre non sono pazzo, non più di tanti altri, almeno, e non ho l’abitudine di scherzare quando discuto del mio lavoro.»
«Ma come può essere legale un triplice omicidio? L’omicidio non è legale a Encelado.»
«È legale perché non si tratta di omicidio. Si tratta solo di sciogliere alcuni contratti.»
«Con un colpo di pistola in testa? Cosa sarebbe, una specie di penale?»
«Ma no. È che solo la morte del cliente può sciogliere il contratto.»
«Sta dicendo che i clienti chiederebbero di essere uccisi?»
«Le ripeto ancora una volta che non ucciderò nessuno. Non ho mai ucciso nessuno e non ho intenzione di cominciare oggi. Ma è vero: sono i clienti che richiedono il mio intervento.»
«Mai sentito parlare di contratti del genere.»
«Eppure il primo contratto mai stipulato era nostro. Anche se allora non ci chiamavamo Faland e il nostro codice disciplinare era un po’ meno rigido. Le dirò di più: si potrebbe dire che è stato il nostro fondatore, persona lungimirante, ingegno fuori dal comune, a gettare le basi del commercio come lo intendiamo oggi.»
«Non mi interessa la storia della sua compagnia. Lei ntende uccidere tre persone. Uccidere: lasciamo perdere le sottigliezze. Tre persone che noi della Gendarmeria avremmo il compito di proteggere. E invece pretende che dimentichiamo i nostri obblighi e spianiamo la strada a un assassino. Questo è inaccettabile.»
Moreira si allontanò dal registratore, facendo stridere le gambe della sedia sul pavimento. Era sconvolto. Dalle parole di Malbranque, naturalmente, ma soprattutto dal comportamento di. Hidalgo. A dispetto delle ultime parole il sovrintendente non sembrava sdegnato né incollerito, né dava l’impressione di opporsi a Malbranque con la dovuta energia. Anzi era sul punto di cedere. Perché? Malbranque era un pazzo pericoloso: cosa aspettava Hidalgo a schiacciarlo come un insetto?
Ma poi Moreira ricordò il momento che si era presentato a Malbranque e aveva visto la propria immagine riflessa in quegli assurdi occhialoni da aviatore, la sensazione di galleggiare sulla superficie delle lenti come un’illusione ottica. Non si era mai sentito così strano ed evanescente come in quel momento, così malleabile a una volontà esterna. Che Malbranque stesse ipnotizzando Hidalgo?
Fu scosso da un brivido. E si domandò con profonda inquietudine cosa intendesse Malbranque quando aveva parlato di terribili conseguenze.
«Come può pensare che accetti un accordo così scellerato?» disse Hidalgo con voce rotta dall’emozione. «Non capisco né meno perché stia ancora qui ad ascoltarla, invece di sbatterla in prigione come meriterebbe. Ma voglio mostrarmi indulgente, tenuto conto che viene da fuori e magari non conosce bene leggi e usanze di questa città: le permetterò di uscire da qui e di lasciare immediatamente Encelado, se solo si impegna a non tornare mai più.»
Fu Malbranque stavolta a sospirate: «Ha idea del guaio nel quale si caccerebbe se davvero mi mandasse via? Lasci stare la Faland, che non teme abbastanza solo perché non la conosce. Ma cosa crede che ne diranno i miei clienti? Come crede che reagirebbero? Come crede che reagirebbe… lui?»
Hidalgo non rispose. Moreira sentiva solo il suo respiro che diventava via via più veloce affannoso. Ma non era arrabbiato. Era spaventato. Da quando Moreira lo conosceva, non lo aveva mai visto tanto fragile e inerme.
«Se è tutto chiaro, possiamo passare alla firma» riprese Malbranque dopo alcuni minuti. «Anzi no, mi scusi, stavo dimenticando un altro piccolo dettaglio.»
Hidalgo trasalì: «C’è anche dell’altro?»
«Niente di che, le assicuro. Il gendarme che mi ha accompagnato qui, il grazioso giovanotto con i capelli rossi…»
Moreira quasi cadde dalla sedia. Per un attimo gli era sembrato che la parete diventasse trasparente e che gli occhialoni di Malbranque fossero di nuovo riusciti a intrappolarlo. E in fondo a quelle due pozze di oscurità si sentì soggiogato da una volontà che non aveva alcuna possibilità di vincere, da una forza che Hidalgo era troppo vigliacco per contrastare.
«Mi pare che si chiami Moreira» continuò Malbranque. «Un ragazzo ben educato. Vorrei che mi accompagnasse.»
Hidalgo era sempre più sorpreso. «Poco fa mi ha chiesto espressamente di tenerle lontano ogni gendarme in servizio, ora invece mi chiede di dargliene uno di scorta?»
«Non ho bisogno della scorta. Ma provi a riflettere: lei firma il contratto e ha le spalle coperte. Se qualcuno dei suoi disobbedisce, io ci resto secco, ma a lei non succede niente. La Faland non può toccarla. Per questo le ho detto che firmare il contratto è un favore che fa soprattutto a se stesso.»
«Questo è da vedere.»
«Ma io non voglio che qualcuno dei suoi disobbedisca. Voglio che fili tutto liscio. E soprattutto voglio continuare a vivere.»
«Io invece vorrei che non fosse mai entrato da quella porta.»
«Stia a sentire, invece di lamentarsi. C’è un’altra possibilità. Mettiamo che a un certo punto decida di fare di testa mia, di ignorare l’accordo. Che so, rapino una banca o faccio fuori una vecchina per strada. Lei cosa può farci? Niente, visto che ha ordinato ai gendarmi di tenersi alla larga. Rimarrei impunito. E lei, che ha addirittura preso accordi con me, finirebbe nei guai. Se invece il gendarme Moreira mi accompagnasse, avremmo entrambi le spalle coperte. Io potrei contare su qualcuno che all’occorrenza si interponga tra i gendarmi e me, nel caso si immischino nei miei affari nonostante i suoi ordini, qualcuno tra l’altro che i gendarmi associano immediatamente alla sovrintendenza generale. Lei invece avrebbe sul posto un uomo di fiducia pronto a intervenire nel caso che io infrangessi l’accordo. Capisce?»
Moreira era allo stesso tempo indignato e terrorizzato. Era assurdo che Hidalgo si opponesse così blandamente a Malbranque. E che considerasse non solo di indulgere a un commercio tanto immorale, ma anche di esporre il suo assistente al rischio concreto di ritrovarsi tra due fuochi. D’altra parte, rifletté poco dopo, quando si fu in parte calmato, a chi altri Hidalgo poteva affidare un incarico così delicato, se non a lui, al prediletto, al più capace tra i suoi sottoposti? Eppure la prospettiva di passare la giornata con Malbranque lo faceva stare male. La sua vista si offuscò. E sentì ancora, a causa di chi sa quale associazione di idee, la voce dell’impiegato della Faland che aveva chiamato il giorno prima per annunciare la visita di Malbranque. Una voce perfino gradevole all’inizio. Ma poi? In cosa si era trasformata? La vita spaventosa che aveva emesso quei suoni si contorse nell’immaginazione di Moreira. Come aveva detto di chiamarsi? Moreira si sforzò di ricordare, come aveva fatto Hidalgo poco prima…
Ma non poteva ricordare. E né meno Hidalgo. Moreira aveva risposto al telefono e poi era rimasto in ascolto come al solito, e ora gli venne in mente che l’impiegato non aveva mai detto il suo nome. Aveva detto… come si era presentato? Come un impiegato della Faland? Ma aveva davvero pronunciato quel nome, Faland? Ma aveva davvero pronunciato parole umane?
O c’era stato solo quella specie di ronzio, che sembrava provenire da una distanza siderale, alternato a lontanissime grida di dolore, riecheggianti in qualche tenebrosa cavità?
«Allora siamo d’accordo» disse Malbranque. Non era una domanda.
Moreira chiuse gli occhi. Pregò che Hidalgo ritrovasse l’abituale fermezza, che opponesse l’abituale integrità alle losche lusinghe di Malbranque.
Ma si stava illudendo.
«Lei non capisce» disse Hidalgo, con voce così bassa e strozzata, che Moreira stentò a sentirla nonostante tutti quei microfoni. «Non può capire. Non sa cosa significhi per noi. Un uomo come lui. Morire in questo modo. Chiedere di morire in questo modo. Per mano di uno straniero.»
Un ultimo sospiro. Ma di sconfitta. E di terrore.
Anche Moreira era scosso. E si domandò di chi stesse parlando Hidalgo, chi stesse cercando di difendere in modo così patetico e inadeguato dalla pistola di Malbranque.
«Dove firmo?» domandò Hidalgo.
Moreira si tolse le cuffie. Rimase ancora qualche minuto davanti al registratore, sfiorando distrattamente i pulsanti e le bobine. Ebbe la tentazione di cancellare tutto, di far sparire ogni traccia della venuta di Malbranque. Ma per qualche motivo non ne fu capace.
Uscì dallo ripostiglio nello stesso momento che Malbranque apriva la porta dell’ufficio di Hidalgo.
Moreira si avvicinò alla sua scrivania, cercando di assumere un’aria indaffarata, prima che Malbranque lo notasse. Ma sembrava che Malbranque lo stesse fissando fin dall’ufficio di Hidalgo, nonostante la porta chiusa. Accennò un sorriso, e Moreira fu piuttosto sicuro che gli stesse anche strizzando l’occhio.
«Gendarme Moreira» disse Malbranque, con raccapricciante vivacità, «cosa ne dice di fare un giro insieme a me?» Il sorriso si allargò. «Ormai sarà stufo di starsene chiuso a origliare in quel ripostiglio.»

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