Encelado – Capitolo 21

Miriam Fink era pallida. Alla vista di Malbranque che emergeva sgomitando dalla calca, si era guardata attorno come un animale braccato, cercando una via di fuga. Il suo terrore era evidente. Ma era troppo abile per lasciarsi cogliere di sorpresa. Dopo un attimo di panico era riuscita a controllarsi, e ora la sua espressione dava a vedere che non si era né meno accorta di Malbranque.
Ma alla fine capi che Malbranque non avrebbe smesso di tenderle la mano. Guardò la mano con una smorfia di disgusto, guardò il giovane e la donna con i capelli azzurri, i quali a loro volta guardavano Malbranque, e alla fine accettò la stretta.
Il contatto le fece arricciare il naso. «Come sta?» disse con un filo di voce.
Ora cercava disperatamente di liquidarlo, riprendendo la conversazione. Ma Malbranque non era bravo a farsi liquidare. Lasciata la mano di Miriam, afferrò la mano del giovane e la scosse con forza. Lo stesso fece alla donna.
«Il mio nome è Galenus Malbranque. Lieto di conoscervi.»
Il giovane e la donna reagirono all’assalto con freddezza. Si limitarono a sfiorare la mano di Malbranque, senza presentarsi.
Malbranque rubò la sedia a un tizio che si era alzato in piedi per chiamare il cameriere e sedette al tavolo. Il tizio si accorse che gli mancava la sedia solo un attimo prima di finire con il sedere per terra. Interrogò Moreira con lo sguardo, se per caso aveva visto chi era il ladro, ma Moreira scosse la testa: non ho visto niente.
Il tizio raccolse il piatto dal tavolo e finì il pranzo in piedi.
«Che fortuna averla incontrata» disse Malbranque.«Avevo voglia di pranzare in compagnia. Il gendarme Moreira è un bravo ragazzo, ma è molto riservato. Sapete come sono gli uomini di legge, no? Di poche parole, tutti di un pezzo. Io invece ho tanti pezzi. E a volte sento davvero il bisogno di scambiare quattro chiacchiere.»
Sottrasse il menù a un tizio seduto al tavolo vicino. Il tizio cercò di protestare, ma l’aspetto di Malbranque lo dissuase subito.
Moreira guardava da un’altra parte.
«Vediamo cosa hanno di buono in questo posto» disse Malbranque. Posò la valigetta a terra, accavallò le gambe e aprì il menù sulle ginocchia. Lo scorse con l’indice, borbottando il nome di ogni piatto.
La donna con i capelli azzurri aveva le guance rosse di rabbia e imbarazzo,. «Ma che modi sono!» disse alla fine. Poi si rivolse a Miriam. «Signora Fink, ci spiegherebbe chi è questo signore?»
«Ma non lo conosco» disse Miriam.
«Eppure lui sembra conoscerla.»
«È la seconda volta che lo vedo. Stamattina è venuto allo studio del notaio e abbiamo scambiato poche parole. E ora si comporta come se mi conoscesse da anni.» Gettò a Malbranque un’occhiata carica di odio. Ma Malbranque non aveva sentito niente. Era troppo occupato a borbottare i nomi delle portate.
Miriam richiamò la sua attenzione con un colpetto di tosse. «Forse è meglio se cerca un altro tavolo» disse. «Come vede qui non c’è posto. E poi i signori sono persone importanti, e non è il caso che imponga loro la sua presenza.»
Arrivò un cameriere con tre piatti fumanti. Alto e magro, si muoveva come una marionetta, senza piegare le ginocchia e i gomiti. Doveva avere almeno settant’anni. Malbranque lo afferrò per il nodo del grembiule, rischiando di farlo cadere.
«Sono pronto per ordinare» disse.
Il cameriere tirò fuori un taccuino dalla tasca e si preparò a scrivere.
«Un melograno ventrerubino» disse Malbranque.
«Da bere?» domandò il cameriere.
«Volevo assaggiare l’ottima birra di melograno che fanno da queste parti. Non ricordo come si chiama.»
«Lemeza.»
«Una lemeza allora.»
«Alla spina o in bottiglia?»
«Alla spina. Facciamo una pinta.»
«Bene.»
Il cameriere annotò l’ordinazione e fece per andarsene, ma Malbranque lo afferrò per il nodo del grembiule, rischiando ancora di farlo cadere.
«Dimentica il gendarme Moreira» disse. «Non vorrà mica tenerlo a digiuno?»
Il cameriere era costernato: «Mi scusi, gendarme. Non avevo capito che stava anche lei a questo tavolo. Cosa ordina?»
«Insomma, non ho mai visto nessuno comportarsi in modo così incivile!» disse la donna con i capelli azzuri. Fissò Malbranque nelle lenti degli occhiali «Ha capito cosa ha detto la signora Fink?. Si cerchi un altro tavolo!»
Malbranque si contorceva sulla sedia, cercando di guardare Moreira. «Non ci metta troppo a decidere» disse. «Non vede che la sala è piena? Il signore sarà indaffarato.»
Moreira aveva lo stomaco completamente chiuso. Il solo pensiero del cibo gli torceva i visceri. Ma era torturato dalla sete: «Potrei avere solo una pinta di lemeza?»
Il cameriere scosse la testa. «Mi dispiace, ma siamo in un ristorante, non al bar. Se non ordina da mangiare, dovrò chiederle di lasciare il tavolo.»
Moreira strinse gli occhi per vincere il disgusto: «Mi porti il maiale con i ribes allora.»
«Basta!» gridò Miriam. Si alzò in piedi e batté le mani aperte sul tavolo. Il bicchiere di vino della donna dai capelli azzurri si rovesciò, e il vino le macchiò il completo. La donna urlò.
«Deve andarsene, ha capito?» disse Miriam.
Malbranque si contorceva ancora sulla sedia, per guardare Moreira e il cameriere, e sembrò non accorgersi dello sfogo di Miriam.
«Da bere?» domandò il cameriere a Moreira.
«Signora Fink!» urlò la signora con i capelli azzurri. «Guardi cosa ha combinato!»
«Lemeza» disse Moreira, deglutendo. «Una pinta, per favore.»
«Mi scusi, Felicia» disse Miriam. «Ma questo squilibrato mi fa perdere la calma.»
Calò il silenzio. E non solo al tavolo, in tutta la sala. Anche se pronunciato a bassa voce, l’insulto era risuonato nel locale come uno sparo, interrompendo di colpo tutte le conversazioni. O era l’espressione di Malbranque, che si era improvvisamente voltato a fissare Miriam, ad aver raggelato tutti?
La folla che gremiva la Cuspide restò sospesa sopra quella specie di baratro acustico per quasi mezzo minuto. Poi il giovane ben vestito prese la parola:
«Sono allibito» disse. «No. Allibito non è abbastanza. Scandalizzato.» Con grande sorpresa di Moreira, si stava rivolgendo a Miriam, non a Malbranque. «Mi stupisco di lei, Miriam. E anche di lei, Felicia. Perché ve la prendete tanto? Forse il signore è un po’ irruento, ma sta solo cercando di fare amicizia. Non capisco perché vogliate scacciarlo, e perché lei, Miriam, sia arrivata addiritturla a insultarlo.»
«Il signore sta dando spettacolo» disse Miriam con voce roca. «E io ne faccio le spese.»
«Andiamo, signora Fink. Che discorsi sono? Nessuno sta dando spettacolo.» Nonostante il tono di rimprovero, sulle labbra del giovanotto aleggiava un sorriso appena accennato. Moreira capì che il giovane non stava davvero prendendo le difese di Malbranque, ma solo divertendosi alle spalle di Miriam. Un tipo strano. Con qualcosa di familiare. Il volto lungo e sottile e gli occhi grigi da gatto gli ricordavano qualcuno.
A questo punto Malbranque decise di intervenire. «Mettiamo in chiaro una cosa» disse. «Non apprezzo la maleducazione. E lei è stata maleducata, Miriam. Anche l’altra signora lo è stata, ma almeno non mi ha dato dello squilibrato. Ma non me la prendo. Se mi trovassi nella sua situazione, né meno io farei tanto caso alle buone maniere.»
Moreira non ebbe il coraggio di guardare la reazione di Miriam a queste parole.
Malbranque si lasciò andare a un sorriso di compassione: «Come potrei arrabbiarmi, conoscendo la sua infelicità. Sono stato infelice anch’io, sa? Per un certo periodo sono stato così infelice, che riuscivo a pensare solo a quanto fossi infelice. Non ricordavo né meno perché fossi così infelice. Poi mi sono reso conto che essere infelici è uno spreco di tempo e allora ho smesso.» Scosse la testa. «Non mi fraintenda. Non la sto criticando. Al contrario. Ha tutti i motivi per essere infelice. La sua storia mi ha profondamente commosso. Da stamattina non ho fatto altro che domandarmi come aiutarla. Ma poi mi sono detto: è così coraggiosa, che se la caverà da sola. E avevo ragione. Si guardi. Per quanto ferita e umiliata, eccola qui a fare vita mondana con questa gente così importante.»
Miriam era rigida. Non sembrava né meno riuscire a respirare.
«È vero quello che dice il signore, Miriam?» disse il giovane. Aveva un’aria preoccupata, ma a giudicare dal sorriso appena accennato stava solo fingendo. «Le è capitato qualche guaio? Lei ne sapeva niente, Felicia?»
La donna si accorse che Miriam fuggiva il suo sguardo. «Non ne sapevo niente. Miriam, perché non si è confidata con me? Credo che ormai possiamo considerarci amiche oltre che colleghe. Eppure questo signore sembra sapere cose di lei che io né meno sospettavo. E non ha detto di averlo conosciuto solo stamattina?»
«L”ho incontrato oggi per la prima volta» disse Miriam. «E non mi confiderei mai con lui.» Abbassò gli occhi. Sembrava sinceramente addolorata. «E non mi è capitato alcun guaio. Non sono infelice, e non c’è niente che non vada tra me e Jubal.»
«Il signore avrebbe mentito allora?»
«Sì.»
«Ma lui non ha parlato di Jubal.»
«Eh?»
«Il signore non ha nominato Jubal. È un po’ strano che lei abbia parlato di suo marito senza alcun motivo.»
A sentir questo Miriam batté di nuovo le mani sul tavolo e fece di nuovo cadere il bicchiere della presidentessa. Per fortuna lei riuscì ad afferrarlo prima che il vino le macchiasse di nuovo il completo.
«Ma cos’è questo, un processo? Un interrogatorio?» disse Miriam. «Non riesco a credere che lei, una delle mie amiche più care e la persona che ammiro di più al mondo, dia retta al primo venuto che spettegola su di me. Sa cosa c’è? Ma non voglio arrabbiarmi con lei, Felicia. Lei è in buona fede. È questo signore che vuole danneggiarmi. Di proposito. Stamattina è venuto allo studio del notaio e mi ha fatto molte domande sconvenienti, rischiando di farmi licenziare. E ora insinua chi sa cosa sul mio matrimonio alla presenza dei miei amici. Non so per quale motivo ce l’abbia tanto con me, perché si sia messo in testa di danneggiarmi, non riesco né meno a immaginarlo. Ma è questo che vuole fare, ormai è chiaro.»
Moreira era ammirato. L’abilità di Miriam nel toglersi di impiccio lo lasciava a bocca aperta. Se Malbranque non lo avesse messo in guardia sulla sua bravura di attrice, le avrebbe creduto.
Ora Miriam si rivolgeva a Malbranque: «Perché ce l’ha con me? Cosa le ho fatto?»
In quel momemto arrivò il cameriere con le lemeza. Lasciò le pinte davanti a Malbranque, e Moreira, distratto dalla conversazione, non bevve subito. Quando la sete si fece insopportabile, cercò la lemeza per placarla, ma trovò solo qualche goccia sul fondo del boccale.
Miriam e Malbranque si fronteggiavano. Ma non si poteva fronteggiare Malbranque a lungo. C’era qualcosa di di insostenibile nello sguardo nascosto dagli occhialoni, nella pelle dura e scagliosa, nella bocca sensuale che si socchiudeva sui denti marci. Miriam cominciò a perdere il confronto.
Distolse lo sguardo.
Allora Malbranque scoppiò a ridere. Abbandonato contro lo schienale della sedia, concesse a Miriam un lungo sguardo carico di affetto. «Che ragazza deliziosa!» disse, lasciando tutti esterrefatti. Si sporse verso la donna di nome Felicia. «Non è la ragazza più deliziosa che abbia mai incontrato?» Non aspettò la risposta. «Ma no che non ce l’ho con lei, Miriam. Al contrario, le voglio bene, anche se la conosco da così poco tempo. Non ho intenzione di danneggiarla. Se le ho fatto tante domande dal notaio, è solo perché fare domande è il mio lavoro. Forse ha trovato le domande sconvenienti, ma non potevo evitarle. Si tratta solo di lavoro, niente di personale.»
Miriam strinse i denti. «Ma io ho risposto alle sue domande. Cos’altro vuole?»
Malbranque si rivolse al giovane. «Lei non la trova deliziosa? Io la adoro. Sa perché? Perché è tanto premurosa. Ho capito perché vuole mandarmi via. Si preoccupa che la compagnia di gente così altolocata mi metta a disagio. Pensa che mi troverei meglio in compagnia di qualcuno che stia al mio livello.» Un largo sorriso piegò tutta la sua faccia. «E in fondo ha ragione. Non posso nascondere di sentirmi molto intimidito. Ma la vicinanza di un’anima così dolce e pura basta a confortarmi.»
Miriam era spossata: «Se ne vada, la prego» disse con un filo di voce.
Ma sapeva di avere perso. Il giovane e la donna con i capelli azzurri erano troppo incuriositi da Malbranque per lasciarselo scappare.
«Prima di aver assaggiato il melograno ventrerubino?» disse Malbranque. «Non esiste! Immagini la scena: torno a casa, racconto ad amici e parenti che sono stato a Encelado, mi domandano tutti com’è questo famoso melograno ventrerubino, e cosa rispondo? Non so, non l’ho assaggiato. Che figura ci farei?»
In quel momento arrivò il cameriere con le ordinazioni. Mise il maiale con i ribes davanti a Malbranque e affidò a Moreira un enorme piatto rovente, dove una poltiglia color sangue colava da una scorza abbrustolita su un letto di purea verde.
Il piatto scottava tanto, che Moreira doveva reggerlo con i polpastrelli.
«Ma come faccio a mangiare questa roba?» domandò al cameriere. «Non ho né meno le posate!»
«Doveva pensarci prima di ordinare il melograno ventrerubino» disse il cameriere. «Tra l’altro il melograno ventrerubino va consumato con molta attenzione. Pochi lo sanno, ma alcune parti sono amarissime, e vanno scartate. E solo un vero esperto è in grado di riconoscerle.»
«Ma mi ha costretto lei a ordinare. E non ho ordinato il melograno ventrerubino. Ho ordinato il maiale con i ribes. E non volevo né meno quello.»
Con grave disappunto di Miriam, il giovane e la donna si stavano scusando con Malbranque.
«Purtroppo Encelado non è rinomata per l’ospitalità» disse la donna. «La nostra è una piccola città un po’ isolata, che ha pochi contatti con le altre prefetture. Per questo siamo così diffidenti. E inoltre negli ultimi tempi tira un’aria un po’ pesante. Bisogna scegliere gli amici con molta attenzione. Ci sono tanti interessi contrastanti in gioco.»
«Una situazione incresciosa» disse il giovane. «Non so se è al corrente, signor…» Batté le palpebre. «Mi scusi, ma non credo di ricordare il suo nome.»
«Malbranque.»
«Malbranque: che bel nome esotico. Non so se è al corrente, signor Malbranque, che io e le signore siamo membri di un comitato cittadino. Una nobile associazione che ha a cuore solo la salute delle persone e che per questo dovrebbe incontrare il favore di tutti. Eppure i nostri nemici sono numerosi e molto agguerriti.»
«Se non voleva il maiale con i ribes, perché si lamenta del melograno?» disse il cameriere.
«Ma non volevo né meno il melograno.»
«Ma guardi che il melograno ventrerubino è un piatto da buongustai. E il nostro cuoco è famoso in tutta la prefettura per la sua ricetta. Se venisse a sapere che rifiuta perfino di assaggiarlo, si metterebbe a piangere.»
«Non ho niente contro il melograno ventrerubino. L’ho mangiato molte volte. E so anche riconoscere le parti amare. Ma ora non mi va. Non mi va niente. Non solo il melograno ventrerubino, niente. E anche se mi andasse, come farei a mangiarlo, senza posate e tovagliolo e in piedi?»
«È quello che dico anch’io. E anche i miei colleghi. Siamo tutti stupiti dal suo comportamento. Va al ristorante, si rifiuta di ordinare e rimane anche in piedi. Per quale motivo? Qui non abbiamo né meno l’aria condizionata, ed è pieno di sabbia e di salamandre. E i clienti? Lo stesso proprietario ammette che la Cuspide è una bettola puzzolente frequentata da ubriaconi e da buzzurri.»
A questo punto Moreira aveva una manciata di aghi roventi che facevano su e giù nella gola. «Mi porti solo un’altra lemeza, la supplico.»
«Ubriaconi, come dicevo.»
«Naturalmente questa situazione spiega ma non giustifica la cattive maniere» disse il giovane. «La prego di scusare le mie colleghe, signor Malbranque. E per favore resti al nostro tavolo. Sarà un onore pranzare in sua compagnia.»
La donna con i capelli azzurri annuì sorridendo.
Malbranque prese una forchetta dal tavolo accanto, suscitando l’indignazione ma non le proteste del tizio seduto a quel posto, e si dedicò al maiale con i ribes.

Annunci

6 pensieri su “Encelado – Capitolo 21

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...