Encelado – Capitolo 25

Mentre l’auto di Malbranque viaggiava verso Jeresario, il quartiere dove abitava Evangelista Hub,  Moreira riconsiderò le notizie che aveva appena appreso alla Cuspide. Nel corso del pranzo, man mano che Malbranque illustrava in cosa consistesse il suo lavoro, Moreira era passato da un blando coinvolgimento alla più totale confusione, quando si era parlato delle attività della Faland, fino al terrore più nero, quando era saltato fuori il nome di Evangelista Hub. Non riusciva a credere che stava per incontrare Hub. Al pensiero lo assaliva un acutissimo desiderio di orinare, al quale avrebbe probabilmente ceduto, se gli fosse rimasta una sola goccia d’acqua nel corpo.
Non capiva perché avesse tanta paura. Anche se Hub era l’uomo più ricco e potente di Encelado, era pur sempre un uomo. Un vecchio, forse addirittura un po’ svampito. Moreira immaginava di sorprenderlo a sonnecchiare in poltrona, con un libro aperto sulle ginocchia e la testa ciondolante. Ma allo stesso tempo non riusciva a scacciare il timore che la sua vista lo incenerisse prima ancora che si rendesse conto di chi aveva di fronte.
«Persone deliziose» disse Malbranque all’improvviso, mentre l’automobile si infilava tra i caseggiati fatiscenti di Verema..
Moreira non capiva: «Di chi parla?»
«Della signora Alicia… qualcosa… e del giovane Hub. E anche della nostra Miriam, naturalmente.»
«Persone deliziose? Sta scherzando?»
«Non è d’accordo?»
«Non vedo come potrei esserlo.»
«E perché?»
«Perché sono degli arroganti e degli ipocriti, ecco perché.»
«Com’è severo. A me invece hanno fatto un’ottima impressione. MI danno l’idea di brave persone che si battono per una nobile causa.»
«Nobile causa? Per fare più soldi, per questo si battono. Come se non ne avessero abbastanza. Ricchi capricciosi che si agitano al solo scopo di ottenere una fetta più grossa.»
«Miriam Fink non mi sembra così ricca.»
«Lei è un’altra faccenda. Non è un’ipocrita, anche se è davvero brava a raccontare bugie. È una che ci crede, una fanatica. E non saprei dire se i tipi come lei siano migliori o peggiori degli altri.»
«In ogni caso erano anni che non facevo una conversazione così stimolante. Mi ha colpito soprattutto il giovane Hub. Un vero galantuomo.»
Moreira ebbe un sorriso di scherno: «Miguelarcangel è il peggiore di tutti.»
«Dice?»
«È un bambino viziato.»
«Con me si è comportato benissimo. Mi ha perfino difeso quando l’altra signora cercava di mandarmi via.»
«Solo per divertirsi alle sue spalle. È un tipo pericoloso, mi dia retta: un cane al quale hanno tolto l’osso di bocca. E che farebbe di tutto per riprenderselo. Lo sa perché frequenta il comitato?»
«Lo ha spiegato lui stesso, non ricorda? Parole davvero commoventi.»
A quel punto Moreira si spazientì: «Ma come può essere tanto ingenuo? Miguelarcangel non ha spiegato niente. Ha parlato tanto per parlare, guardandosi bene dall’avvicinarsi alla verità.»
«E quale sarebbe la verità?»
«La verità è che i Laufer lo hanno fregato. Ed è diventato amico dei loro nemici solo per vendicarsi.»
«I Laufer?»
«Gli avvocati del vecchio Hub. Miguelarcangel ne ha parlato, ricorda? Lo hanno estromesso, gli hanno lasciato solo le briciole. Lui si aspettava di affiancare il padre alla guida della Hub-Proteon, la società che possiede la compagnia elettrica e quasi tutte le altre società di Encelado. E invece i gemelli lo hanno liquidato con un paio di società di secondo ordine e due o tre milioni di talleri in azioni. E allora lui ha giurato vendetta.»
«Non sono molto aggiornato sui tassi di cambio, ma anche solo un milione di talleri suppongo sia una bella cifra.»
«Certo che è una bella cifra. Conti che io ne guadagno appena venticinquemila l’anno. Ma Miguelarcangel era già pronto a infilarsi la corona, capisce? Tre milioni di talleri e un paio di catene di supermercati non sono niente per uno che già si vedeva re.»
«Capsico.»
«Per questo lo abbiamo trovato insieme a quelli del comitato. In realtà ultimamente l’ho visto spesso mangiare insieme a Miriam e alla presidentessa e intuivo che c’era un qualche stano commercio tra loro. Ma a fino a oggi non sapevo chi erano né lui né le altre. Ora invece è tutto chiaro. Miguelarcangel cerca appoggi per indebolire la posizione dei Laufer e riprendersi il trono.»
«E cosa c’è di male?»
«C’è di male che il trono non lo ha meritato. Pretende di comandare solo perché si chiama Hub.»
«Nel nome il destino, no?»
A sentir questo Moreira andò su tutte le furie: «Altro che nel nome! Il destino di Miguelarcangel è nella sua pistola. Quando Evangelista Hub sarà morto, cosa crede che succederà? Miguelarcangel erediterà tutto. L’intera Encelado diventerà un suo possedimento.»
Malbranque sembrava divertito: «Che responsabilità.»
Moreira stava per dire qualcos’altro, ma si interruppe. Mentre parlava, una certa idea aveva iniziato a ronzargli in testa, e ora cominciava a intravedere una via per definirla. E quella che luccicava laggiù, fioca, forse solo un miraggio, non era la verità?
Si agitò sul sedile
Era stato Miguelarcangel ad assoldare Malbranque. La storia dei contratti da chiudere e dei desideri da esaudire era una bugia. E aveva l’unico scopo di mascherare degli omicidi su commissione.
Non c’era da sbagliarsi. Le vittime di Malbranque erano tutte e tre nel mirino di Miguelarcangel: Sekidos, dai capricci del quale dipendevano le sorti della compagnia elettrica; Hub, unico ostacolo sulla via della successione; Fink, al quale era solo un po’ più difficile assegnare un ruolo. Cosa poteva spingere il giovane Hub a commissionare l’omicidio di un uomo così ordinario? Ma la bellissima signora Fink, ovviamente. Miguelarcangel doveva essersi invaghito di Miriam, così aveva chiesto a Malbranque di uccidere suo marito. Per questo Miriam aveva raccontato a Malbranque tante bugie. Per questo Jubal era sparito. Dovevano aver capito quali erano le intenzioni di Miguelarcangel e avevano inventato la storia della prostituta per salvare la vita di Jubal.
Quadrava tutto. Moreira era così compiaciuto di questa ricostruzione, che si ripromise di esporla al sovrintendente, non appena fosse tornato al comando. C’era solo un particolare fuori posto. Se si trattava di omicidi, per quale motivo Malbranque aveva chiesto l’autorizzazione di Sekidos prima di ucciderlo? Per coprire l’omicidio, d’accordo. Ma allora perché Sekidos aveva firmato?
A questo Moreira non poteva ancora rispondere, se non assegnando un qualche ruolo agli strani occhiali di Malbranque, che sembravano avere una certa influenza sulla mente delle persone. Ma era una spiegazione un po’ forzata, e in fondo per ora non importava.
Si impose di mantenere la calma. Arrivare alla verità era solo il primo passo. Bisognava fermare gli omicidi. E non era così semplice. Anche se ora Malbranque stava guardando fisso oltre il parabrezza, cercando di non perdersi tra i meandri di Verema, e Moreira avrebbe potuto estrarre la pistola e sparargli un colpo in faccia prima ancora che se ne rendesse conto. Probabilmente l’auto sarebbe uscita di strada o si sarebbe schiantata contro un palo. Probabilmente Moreira sarebbe morto nell’impatto. Ma avrebbe tolto di mezzo quel mostro di Malbranque e salvato la vita di Evangelista Hub.
Trattenne il fiato. No, non poteva farlo. Non perché avesse paura, ma perché non riusciva a crederci. Malbranque che uccideva Evangelista Hub? Va bene Sekidos, ma Hub! Malbranque non sarebbe né meno riuscito a vederlo, figuriamoci a ucciderlo. A quale scopo intervenire? Sarebbe stato come cercare di impedire a un pazzo di tirare giù la luna dal cielo.
L’auto di Malbranque stava percorrendo un ampio viale che si inclinava a scalare una collina. Il viale era costeggiato da alte mura e da innumerevoli cancelli blindati. Oltre le mura si intravedevano le magioni dell’aristocrazia industriale e finanziaria di Encelado.
Erano arrivati a Jeresario.

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