Encelado – Capitolo 31

«Provi a impedirmi di entrare allora» disse Malbranque, senze smettere di carezzare l’oca.
Alfonso abbassò lo sguardo: «Sappiamo di non poterla fermare. Per questo abbiamo dato il pomeriggio libero ai sorveglianti. La nostra intenzione non è di costringerla ad annullare l’apppuntamento, ma di convincerla a farlo.»
«Come ho già detto, non sono autorizzato ad annullare gli appuntamenti.»
«Ma la giustificheremmo noi con i suoi capi. Ci prenderemmo tutta la colpa. E le rimborseremmo anche i soldi del viaggio, oltre a qualcosa in più per il disturbo. Il presidente non le darà ascolto. Non si accorgerà né meno della sua presenza. Lo abbiamo sperimentato più volte. Mi duole ammetterlo, ma in alcune occasioni abbiamo infranto il divieto. Le ho detto di Martin, quando ha trovato il biglietto con il suo nome. Ma è successo altre volte. Volevamo vedere di persona come stava il presidente, se per caso aveva bisogno di qualcosa. Non ci bastavano più le rassicurazioni del medico. Sì, lo abbiamo fatto visitare, anche in questo abbiamo disobbedito. Ma il presidente ha settantadue anni, è un uomo anziano, ha bisogno di visite regolari. Non ci bastavano più le informazioni che elemosina il medico: è in salute, reagisce bene, mangia, beve, evacua con regolarità, fuma solo un po’ troppo. Dovevamo vederlo, parlare con lui. E così siamo entrati. E gli abbiamo parlato. Ma lui niente. Sta sul divano, fuma e fissa l’orrore che si è fatto dipingere sul soffitto. E non dice niente, non risponde alle domande, non ti guarda in faccia. Ogni volta abbiamo resistito solo pochi minuti, prima di scappare via in preda al panico.» Mandò un sospiro. «Sa cosa succederà? Andrà dal presidente, gli rivolgerà la parola, cercherà di attirare la sua attenzione, e lui non la degnerà di uno sguardo. E a quel punto potrà solo prendere atto di aver fatto un viaggio a vuoto.»
«Se fosse davvero così, se il presidente fosse davvero nello stato che lei descrive, forse potrei anche considerare la sua offerta» disse Malbranque. «Ma so per certo che si sbaglia. Perché è stato il presidente Hub in persona a richiedere la mia presenza.»
«E quando sarebbe successo?»
«Non so di preciso. A me hanno detto dell’appuntamento venti giorni fa. Immagino che il presidente avesse appena chiamato.»
«Vorrebbe dire che venti giorrni fa il presidente Hub ha preso il telefono e ha chiamato la sua compagnia?»
«Non so se ha usato il telefono. Non ho parlato di telefono. Esistono sistemi più moderni ed efficaci per contattare la Faland. Non posso escludere che il presidente Hub abbia usato il telefono: se lei ne è così sicuro, non mi sentirei di contraddirla, ma sarebbe un po’ strano.»
«Il presidente Hub non può aver contattato in alcun modo la sua compagnia. Né venti giorni fa, né uno o due anni fa.»
«La pensi come vuole. Anzi, facciamo così: lei rimane qui a non credermi, io vado dal presidente. Ne riparliamo quando esco.»
La faccia di Alfonso(?) si gonfiò e divenne rossa di rabbia: «Lei non ha alcun bisogno di parlare al presidente, non è così? È qui solo per ucciderlo. Chiamate? Appuntamenti? Tutta una farsa. È venuto a sparare al presidente, come ha già fatto a Sekidos. Il resto serve solo a mascherare la verità. Il biglietto che ha trovato Martin l’ha scritto uno dei suoi complici, vero? Magari qualcuno che lavora qui dentro.»
Moreira trattenne il respiro. Era sollevato che anche Alfonso(?) Laufer fosse giunto alle sue stesse conclusioni. Se i gemelli avessero accettato di allearsi a lui, insieme avrebbero potuto consegnare Malbranque alla giustizia e forse farla anche pagare a Miguelarcangel, che aveva osato coinvolgere la gendarmeria nella sua faida familiare.
«Chi è il suo mandante?» disse Alfonso(?). «Chi l’ha incaricata di uccidere il presidente?»
Miguelarcangel, stava per dire Moreira. Ma poi lo sguardo di Alfonso(?) si spostò su di lui. Moreira fece un passo indietro, spaventato dall’odio che esprimeva quello suardo.
«In effetti non serve che risponda» disse Alfonso(?). «La risposta è lì accanto a lei. Cosa ha da dire in sua difesa, gendarme? Come giustifica la sua presenza al fianco di un assassino?»
Moreira fece per rispondere, ma non riuscì a dire niente: ogni tentativo di emettere un suono era come carta vetrata sulle mucose disidratate della gola.
«Non sa cosa rispondere?» incalzò Alfonso(?). «Non si dia pena: è tutto fin troppo chiaro. I sorveglianti della centrale ci hanno riferito chi è. E sappiamo dietro a quale padrone scodinzola, quando non scodinzola dietro al signor Malbranque.»
«Non si lasci fuorviare» riuscì finalmente ad articolare Moreira, rischiando di ingoiare la lingua. «Il sovrintendente non c’entra niente con Malbranque. E né meno io. Siamo stati coinvolti con l’inganno.»
«Lei era alla centrale, gendarme. Ha visto cos’è successo a Moreno Sekidos. E non ha fatto niente per impedirlo, come ora non sta facendo niente per impedire l’assassinio del presidente Hub.»
«Ma non è andata così alla centrale! Io ho estratto la pistola, ma c’erano quei maledetti microcosi che mi avrebbero bruciato gli occhi, se non mi fossi arreso.»
«La smetta con le bugie. La situazione è chiara. Hidalgo è sempre stato un uomo molto ambizioso, e la posizione che occupa non ha mai soddisfatto la sua brama di potere. Sappiamo che insieme al prefetto sta facendo pressione sui comitati perché costringano il presidente a cedere una grossa fetta della Compagnia Elettrica alla municipalità. Ma non immaginavamo che si spingesse fino all’omicidio.»
Moreira boccheggiava: «Queste sono calunnie. Il sovrintendente Hidalgo è sempre stato leale al presidente. E odia a morte il prefetto e il sindaco.»
«E allora cosa ci fa il suo assistente personale in compagnia di un assassino?»
Moreira lanciò uno sguardo di sbieco a Malbranque, poi disse con un filo di voce, nella speranza che Malbranque non lo sentisse: «Ma non ci arriva? È Miguelarcangel che ha organizzato tutto.»
Gettò un altra occhiata a Malbranque. Siccome gli parve di cogliere un movimento minaccioso, nel timore che Malbranque gli sparasse per aver parlato di Miguelarcangel, si accucciò sui talloni con le mani sulla testa e si mise al riparo dietro al mappamondo. «Il sovrintendente Hidalgo è stato raggirato da Malbranque. Credo che c’entrino in qualche modo quegli strani occhiali da aviatore. Ma in realtà lui e io siamo dalla vostra parte. E faremmo di tutto per proteggere il presidente Hub.»

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