Encelado – Capitolo 33

Durante l’ultima parte del discorso, la voce di Alvaro(?) era diventata sempre più profonda, fino a saturare il fondale acustico della biblioteca. Il suo tono piatto e monocorde aveva il potere di offuscare la coscienza e di bloccare qualunque reazione. Moreira era rimasto con la pistola estratta a metà dalla fondina e non si sentiva affatto in grado di tirarla fuori o di rimetterla a posto.
Invece Malbranque era troppo arrabbiato per lasciarsi ipnotizzare. «E ora?» disse, rompendo con quelle due sole parole l’incantesimo suscitato da Alvaro(?).
Alvaro(?) trasalì, come se Malbranque lo avesse schiaffeggiato. Evidentemente non si aspettava di non aver alcun effetto su Malbranque. Cercò di continuare il discorso, la sua bocca si mosse, ma dall’oca non uscì alcun suono. Allora Alfonso(?) si fece avanti e si impadronì del cavo, quasi strappandolo dalla gola del gemello.
«Ora?» disse. «Ora il deserto è riuscito a valicare anche l’ultima delle nostre difese» disse. «Ha corrotto i delicati equilibri sui quali si regge Encelado e ha fatto credere ai ladesi che la malia venisse dal cuore stesso della città, dalla centrale. Così si sono create due fazioni opposte, mortalmente nemiche, che hanno minato dall’interno la compattezza del nostro fronte. Ora il presidente Hub sta per morire, e la guerra è definitivamente persa, perché senza la sua guida la fazioni si annienteranno a vicenda, e allora il deserto che ha governato per millenni questa porzione di mondo riguadagnerà il suo feudo. E la colpa sarà solo sua, signor Malbranque.»
Era il turno di Martin(?), che si sporse sul ripiano della scrivania e chiese con un cenno ad Alfonso(?) di cedere il cavo. Alfonso(?) obbedì dopo un attimo di indecisione.
L’oca ebbe un nuovo scossone. La sua voce divenne più sommessa, ma così autorevole, che non si poteva non darle ascolto.
«Non è difficile prevedere cosa succederà nei prossimi anni» disse Martin(?). «E non sarà piacevole. Nessuna apocalisse, intendiamoci. Solo una lenta agonia. Il deserto consumerà Encelado un po’ alla volta, giorno dopo giorno. Forse occorreranno anni, ma alla fine Encelado si frantumerà in tanti piccoli villaggi, se non regredirà a uno stadio ancora più antico, a una terra di genti senza terra. Le scorte d’acqua diventeranno ogni giorno più scarse, perché mancherà la manutenzione dei canali sotterranei. A causa della scarsità d’acqua, gli allevamenti saranno abbandonati, e così le coltivazioni di cereali e verdure, e occorrerà importare le derrate da Alameda, se non da quel covo di cannibali chiamato Paro. Solo le salamandre continueranno a proliferare, a moltiplicarsi, perché si nutrono dello sfasciume della città Almeno fino a quando anche immondizie e cadaveri cominceranno a scarseggiare, e allora perfino loro dovranno cercarsi un’altra casa.»
Martin si sporse sulla poltrona e appoggiò i gomiti alla scrivania. «Forse tra due o tre secoli rinascerà una nuova città sulle ceneri di questa. Arriverà un altro Evangelista Hub che guiderà la gente di queste contrade verso una nuova rinascita. E quello che abbiamo vissuto, le battaglie che abbiamo sostenuto, le sofferenze che abbiamo patito, riemergeranno sotto forma di relitti: un cartello stradale corroso dalla ruggine, lo scheletro di un grattacielo, il cadavere di una centrale termoelettrica che non si è più riusciti a mantenere in funzione. Ma nessuno sarà più in grado di leggere la nostra storia in tutta quell’immondizia, di recuperare un solo frammento della nostra esistenza.»
Mandò un lungo sospiro, che aleggiò su quegli scenari a venire come lo scorrere stesso del tempo. I suoi occhi si oscurarono, la bocca si piegò in un’espressione di rabbia: «Come possiamo sopportarlo? Come possiamo non osteggiare un destino così avverso? Forse non se ne rende conto, signor Malbranque, ma lei è un emissario del deserto. Il suo gesto servirà il caos. Il presidente Hub è un uomo anziano, probabilmente morirà presto anche senza il suo intervento. Forse perfino domani. E anche se vivesse ancora vent’anni, non è detto che sarebbe in grado di fermare la dissoluzione o anche solo di attenuarne gli effetti. Ma è la nostra unica speranza, capisce?» Le sua mani si strinsero a pugno, la sua voce assunse un tono di minaccia. «E non possiamo permettere che uccida la nostra ultima speranza. Non possiamo permettere che uno come lei ci rubi l’avvenire.»
Malbranque si lasciò sfuggire un sorriso: era evidente che le minacce di Martin lo rendevano felice. Moreira trovò la forza di rinfoderare la pistola.
«Se ne vada, la prego» disse Martin(?). Ora il suo tono era così conciliante, che perfino Moreira rimase deluso. L’accenno di sorriso sparì dalla faccia di Malbranque. «Consideri la nostra situazione, signor Malbranque, e torni da dov’è venuto. Come ha detto Martin, la giustificheremmo, la indennizzeremmo nella giusta misura. Ben oltre la giusta misura. Le daremo così tanti soldi, che non avrà più bisogno di uccidere nessuno fino all’ultimo dei suoi giorni. Così tanti soldi, che potrà avere tutto quello che desidera.» Si interruppe, sorpreso e irritato dall’improvviso scoppio di risa che ora stava piegando in due Malbranque.
La risata di Malbranque provocò una collera cieca anche negli altri Laufer. Martin(?) si alzò in piedi, pronto a saltargli al collo, Alvaro(?) e Alfonso(?) si dimenavano come cani alla catena.
«Signor Malbranque!» tuonò l’oca. «Non osi prendersi gioco di noi.»
Malbranque sembrò calmarsi. Cominciò a respirare più lentamente, raddrizzò la schiena, soffocò le ultime risate.
«Potrò avere tutto quello che desidero?» disse, contorcendo la faccia per bloccare un nuovo accesso di riso.
«Piuttosto preferirei ucciderla a mani nude» disse Martin(?), «ma sì, le daremo così tanto denaro, che potrà davvero comprare tutto quello che desidera.»
«Confessi, avvocato, lei e i suoi fratelli volete rubarmi il lavoro.»
«Non capisco.»
«Non importa. Ma è davvero un peccato. Insomma, è una buona offerta. Se me l’aveste fatta subito, avremmo risparmiato un sacco di tempo.»
«Questo significa che accetta?»
«No.»
«Guardi che non scherzavo, quando le ho detto che potrà comprare…»
«Tutto quello che desidero, certo. So che non scherzava. E le assicuro che accetterei senz’altro, anche solo per farle piacere, se non fosse per un unico impedimento.»
«E quale sarebbe?»
«C’è una sola cosa che desidero, in questo momento. E non ho bisogno di soldi per ottenerla.»
Si chinò di nuovo verso l’oca. Ma stavolta non la carezzò: la prese per il collo e la sollevò sopra la spalla come una mazza.
«Basta un qualunque oggetto contundente.»
Afferrò il cavo, lo avvolse strettamente attorno al polso e gli diede uno strattone così violento, che Martin volò in avanti sopra la scrivania, battendo le ginocchia sul ripiano. Quando atterrò dall’altra parte, Malbranque lo sollevò per la giacca e lo colpì in piena faccia con l’oca. Si sentì un terribile romore sordo, insieme metallico e liquido, e un’enorme quantità di sangue spruzzò via dalla faccia di Martin(?).
Mentre Martin(?) si accasciava a terra svenuto (o forse morto), Malbranque sfilò il cavo dalla sua gola e si mosse verso Alvaro(?). Prima che Alvaro(?) si riavesse dalla sorpresa, lo raggiunse e lo colpì più volte in testa e sulla schiena con l’oca, spargendo a terra e sulla scrivania ancora tantissimo sangue.
Ora era il turno di Alfonso(?), che durante il pestaggio dei fratelli era indietreggiato oltre la scrivania, fin quasi alla vetrata. Malbranque accennò ad avvicinarsi, ma Alfonso(?) girò attorno alla scrivania per sfuggirgli. Malbranque si mosse dall’altra parte, e Alfonso(?) fece un altro mezzo giro in direzione opposta, e così via per un paio di volte.
Alla fine Malbranque roteò gli occhi, come per dire: guarda con che razza di persone ho a che fare, soppesò l’oca, la avvolse stretta nel cavo e la lanciò con tutta la forza che aveva. L’oca colpi Alfonso(?) in piena faccia, con un tremendo rumore di ossa fracassate.
Alla vista di tutto quel sangue, Moreira fu colto dalla nausea. Ogni velleità di opporsi a Malbranque si stemperò nel minaccioso silenzio che seguì al massacro. Nonostante l’orrore, Moreira non poteva non ammirare la rapidità e l’abilità con la quale Malbranque aveva messo fuori combattimento (o forse ucciso) tre persone in così poche mosse. E anche se i Laufer non erano più così giovani e robusti come le guardie, si trattava in ogni caso di tre maschi adulti da duecento libbre l’uno. Al pensiero delle guardie, Moreira si voltò a vedere cosa ne fosse stato di loro, se per caso avessero intenzione di intervenire. Ma al tavolo non c’era più nessuno.
Mentre Malbranque contemplava la sua opera, ansimando per la fatica, Moreira si avvicinò: «Ma non aveva detto che non uccide? Che chiude solo i contratti?»
«Cos’è, vuole cercare di nuovo di spararmi?»
«No. È solo che mi domandavo perché ci abbia messo così tanto a togliere di mezzo questi tre imbecilli.»

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