Encelado – Capitolo 34

Quando Miriam arrivò a Turim, non imboccò la strada di casa sua, ma si infilò in un vicolo poco distante, oltrepassò una breccia su un muro di cinta ed entrò nel cortile di una fabbrica in disuso. Attraversò il cortile e si nascose dietro la garitta dell’ingresso principale.
La garitta si trovava a circa cinquanta passi da casa sua, appena aldilà di un incrocio, e da quella posizione Miriam poteva vedere il vialetto, la parete laterale e un po’ del giardino sul retro. Aguzzò la vista, cercando qualche segno della presenza di Malbranque. Un profondo silenzio ristagnava nel quartiere, come se la pioggia di sabbia che aveva continuato a cadere su Encelado fin dall’ora di pranzo avesse seppellito anche i suoni, oltre che le strade e gli edifici. Le case che si allineavano lungo la via sembravano disabitate: solo ogni tanto una mano invisibile muoveva una tenda o una sagoma umana si profilava dietro una finestra. In strada non si vedeva nessuno eccetto le salamandre, che vagavano disordinatamente tra i cortili, fiutando l’aria alla ricerca di cibo.
In realtà era tutto fin troppo tranquillo. Turim non era un quartiere molto vivace, ma quel silenzio… Sembrava che la città fosse sprofondata in una voragine cosmica.
Miriam aderì con la schiena alla parete della garitta e alzò il mento per esalare un sospiro.
Il silenzio era un’altra maschera del nemico. Era Hub a spargerlo, per illuderla che tutto andasse come al solito. Ma lei non si sarebbe più lasciata ingannare: quella pace innaturale tradiva la presenza di Malbranque. Chiuse gli occhi. Strinse forte il tagliacarte insanguinato che si era portata dietro dallo studio del notaio. Da quando era scappata dallo studio, aveva cercato di rimettere in ordine le idee, di elaborare un piano, di stabilire una qualche linea di condotta. Ma non riusciva a concentrarsi. La sua mente era piena di immagini spaventose: i corpi della vedova e del ragazzo stesi sul pavimento dell’anticamera, lo zampillo di sangue fuoriuscito dalla gola del notaio, quando il tagliacarte aveva reciso la giugulare, le interiora del melograno che Malbranque aveva mangiato alla Cuspide. E non importava che in quest’ultimo caso si trattasse di un frutto e non di una persona, perché era sangue quello che imbrattava la bocca di Malbranque, non polpa, sangue.
«Davvero non capisco perché non scappi via, lontano» disse Jubal. «Non può essere solo per orgoglio.»
Miriam lo cercò con lo sguardo, ma non fu capace di scoprire dove si nascondesse.
«L’orgoglio non basta a spiegare tanta ostinazione» disse Jubal.
Miriam mandò un sospiro: «Non ricominciare, per favore.»
«Non hai speranza di vincere o anche solo di restare viva, se prosegui su questa strada. E una volta che sarai morta, chi porterà avanti la tua guerra?»
«E se mi arrendo, chi lo farà?»
«Non sto suggerendo di arrenderti.»
«O la guerra o la resa. Non esiste una terza via.»
«La fuga.»
«E che differenza c’è tra la fuga e la resa?»
«Una differenza abissale. Se ti arrendessi, saresti in mano loro. Potrebbero processarti, rinchiuderti, farti semplicemente sparire. Ma se fuggissi, se ti dileguassi ora che Hub e Malbranque sono sicuri di averti in pugno, procureresti loro un’infinità di guai.»
«Sciocchezze.»
«Ascolta. So che non ti fidi di me. È naturale: solo pochi minuti fa ti ho tradita e ingannata. Ma su questo devi darmi retta. Non capisci che vado contro i miei stessi interessi? Potrei essere punito, se Hub venisse a sapere che ti ho suggerito di scappare. E Hub viene sempre a sapere tutto. Ma sei mia moglie. E anche se la tua rovina è in gran parte merito mio, non mi va che ti uccidano.»
Miriam si guardò attorno, distratta da un rumore metallico. In strada c’erano solo le salamandre. Ma ora non vagavano più alla rinfusa come prima. Sospesa momentaneamente la ricerca di cibo, si erano radunate ai piedi del semaforo spento all’altro lato dell’incrocio. Dal punto in cui si trovava, Miriam non riusciva a vedere cosa stessero combinando, ma erano mplto agitate. Una delle più grosse si era arrampicata sul palo del semaforo e osservava i dintorni come una sentinella. Poi il rumore metallico si ripeté, ed era la porta di una rimessa in fondo alla strada. Un’automobile uscì dalla rimessa, fece manovra sul tappeto di sabbia che ricopriva la strada e si mosse verso la fabbrica. Incurante delle salamandre che si affollavano in quel punto, la donna alla guida, una vecchia con un’enorme matassa di capelli arancioni, attraversò l’incrocio in una nuvola di sabbia. Si sentì uno stridere di ruote, poi una serie di schiocchi. Quando la nuvola si diradò, Miriam vide che l’auto aveva travolto e ucciso alcune salamandre, distendendo al suolo due striscie di sangue e interiora.
«Da dove nasce tutta questa sete di sangue?» disse Jubal. «Quando per te uccidere è diventato più importante che sopravvivere?»
Miriam osservava con disgusto le viscere delle salamandre che imbrattavano l’asfalto.
«Ero pronta a battermi lealmente» disse. «Ma sono stata ingannata e messa in ridicolo. Questo esige vendetta.»
«Vendetta? È questo che stai cercando? Vendetta?»
«Cos’altro mi rimane?»
«Ma come speri di vendicarti? Credi davvero di poter arrivare a Hub?»
«So bene che Hub è irraggiungibile. Ma posso arrivare a Malbranque. Lui presto sarà qui. Anzi, probabilmente è già qui, in attesa del mio arrivo.»
«Ti sbagli. Malbranque non è qui. E non verrà né meno dopo. Verranno solo i gendarmi, che ti faranno a pezzi non appena uscirai dal nascondiglio.»
«I gendarmi? Ma loro non sanno niente di quello che è successo, ricordi? Ho ucciso il notaio prima che potesse denunciarmi. E ho fatto in modo che i cadaveri siano trovati il più tardi possibile. Sono stata molto scrupolosa: ho annullato tutti gli appuntamenti delle prossime settimane e messo un cartello con su scritto che lo studio rimarrà chiuso fino a fine mese per motivi personali. Occorrerà almeno un’altra settimana, prima che qualcuno si insospettisca.»
«Fatica sprecata, Miriam. Non ricordi che Hub e Malbranque sono in combutta con Hidalgo? O ti sei dimenticata di quel ragazzino in uniforme che scodinzolava dietro Malbranque? Malbranque sa cosa hai fatto, perché è lui che ti ha spinto a farlo. E se lo sa Malbranque, lo sa anche la gendarmeria. A quest’ora Hidalgo avrà già spiccato un ordine di cattura a tuo nome.»
«Ma allora perché mi hai suggerito di uccidere il notaio, se non per evitare che chiamasse i gendarmi?»
«Ma per metterti ancora di più nei guai, sciocca. Sono o non sono un alleato di Hub? Il mio compito era rovinare la tua reputazione, ed è esattamente quello che ho fatto. Ma non credere che sia stato difficile. Be’, forse un po’ all’inizio, quando si trattava di uccidere la vedova e il ragazzo, che non ti avevano fatto niente. Ho dovuto pasticciare con il tuo ricordo peggiore, e non è stato piacevole, perché è anche il mio ricordo peggiore. Ma una volta che hai preso l’avvio, è bastato tirar fuori una scusa qualunque per mandare al macello anche il notaio.»
Miriam fu colta dalla disperazione: «Non posso credere che mi hai ingannato di nuovo.»
«Non dire sciocchezze. Non ti ho ingannato. Non hai creduto né meno per un istante che il notaio fosse pericoloso. Lo hai ucciso solo perché ne avevi una gran voglia. Ma non darti pena. Gli hai fatto un favore.»

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